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Rimesse, il contributo di colf e “badanti”

26/06/2019

Nel 2018 hanno inviato 1,4 miliardi di euro dall’Italia al Paese d’origine

Che il lavoro domestico ricoprisse in Italia un ruolo economico/sociale importante già lo si sapeva. Il fenomeno delle colf e “badanti” straniere è stato sinora approfondito sotto diversi aspetti: dal contributo primario al “welfare fai da te” per l’assistenza agli anziani fino alle problematiche legate alla professione (in particolare il lavoro di “badante”) come il cosiddetto “mal d’Italia”. Un disagio che nasce da diversi fattori come la lontananza dagli affetti (spesso rimasti in patria) unita a pesanti orari di lavoro e mansioni peraltro spesso inadeguate alla competenze delle persone migranti impegnate in questo ambito lavorativo.
Un nuovo aspetto di questo comparto (colf e “badanti”) è ora messo in luce da uno studio realizzato da Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico) e Fondazione Leone Moressa, realtà da anni impegnata nell’analisi del fenomeno migratorio. La ricerca, presentata a fine giugno 2019 a Roma e intitolata “L’impatto del lavoro domestico nei paesi d’origine”, sottolinea l’importante contributo di colf e “badanti” nel campo delle rimesse e quindi nel sostegno all’economia dei Paesi d’origine. In percentuale, si parla del 22% del denaro inviato dai migranti presenti in Italia in patria. Va peraltro precisato che lo studio ha preso in esame le sole posizioni di lavoro domestico regolare, circa 630mila persone. Tradotta in euro, la percentuale sul totale rimesse (22%) ammonta a 1,4 miliardi di euro sui 6,2 totali. Una cifra, quest’ultima, in aumento del 20% nel 2018 (anno al centro della ricerca) rispetto al 2017.
Nel corso della presentazione a Roma, accanto agli aspetti economici, è stato comunque dato risalto anche al difficile vissuto dei lavoratori domestici. Il Cinformi, già diversi anni orsono, ha analizzato questa problematica in una ricerca intitolata “Il cuore in patria”. Gli studiosi hanno ascoltato donne straniere con figli che hanno vissuto il dramma della separazione per venire a lavorare in Italia nel settore domestico. La ricerca ha inteso quindi fare luce anche sul loro vissuto di madri, non solo di lavoratrici.

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Pagina pubblicata Mercoledì, 26 Giugno 2019

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