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Verso i 6 milioni di stranieri

26/02/2026

Immigrazione in Italia, la fotografia di Fondazione ISMU ETS

Fondazione ISMU ETS stima che, sulla base dei dati Istat, al 1° gennaio 2025 in Italia siano presenti complessivamente 5 milioni e 898mila cittadini stranieri, con un incremento di 143mila unità rispetto all’anno precedente. Tra i presenti, i residenti sono 5 milioni e 371mila, pari al 9,1% della popolazione residente complessiva; i soggiornanti regolari non iscritti (o non ancora iscritti) in anagrafe sono 188mila, mentre le persone in condizione di irregolarità sono stimate in 339mila unità. L’aumento delle presenze è attribuibile alla crescita della popolazione residente (+117mila), mentre le altre componenti risultano sostanzialmente stabili.
Sono, questi, alcuni dei principali dati che emergono dal 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione ISMU ETS, presentato il 25 febbraio 2026 a Milano.

Per quanto riguarda le provenienze, al 1° gennaio 2025 i romeni rappresentano la comunità più numerosa con 1 milione e 53mila residenti (19,6% del totale), seguiti da albanesi e marocchini (entrambi al 7,7%). Nel loro insieme, queste tre comunità rappresentano il 35% dei residenti stranieri e si configurano come collettività storicamente consolidate e stabilmente radicate. Seguono i cittadini cinesi (5,8%) e ucraini (5,3%), mentre altre cinque cittadinanze – Bangladesh, India, Egitto, Pakistan e Filippine – presentano singolarmente quote pari o superiori al 3% e contribuiscono al totale per un altro 16,5%. Nel complesso, dieci cittadinanze concentrano quasi due terzi degli stranieri residenti in Italia.

I processi di stabilizzazione si riflettono nella crescita delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel decennio 2015-2024 superano 1 milione e 600mila unità e, a partire dal 2022, sono tornate stabilmente oltre la soglia delle 200mila l’anno, dopo un periodo (2017-2021) caratterizzato da livelli inferiori per effetto di fattori socio-politici ed economici, della pandemia da Covid-19 e di cambiamenti intervenuti nelle modalità di acquisizione (es. quella per matrimonio). Particolarmente rilevante è il contributo dei minori e dei giovani sotto i 20 anni, che nel decennio totalizzano oltre 620mila acquisizioni, segnalando il peso crescente delle seconde generazioni, immigrate o nate in Italia, che accedono alla cittadinanza per trasmissione dai genitori o per “elezione” al compimento della maggiore età.

Dopo il picco registrato nel 2023 (circa 158mila arrivi via mare) e la forte inversione di tendenza nel 2024 (66mila arrivi, -57,9% rispetto all’anno precedente), nel 2025 gli arrivi via mare sono rimasti stabili: (66mila arrivi, -0,5% rispetto al 2024).
La contrazione osservata nell’ultimo biennio – afferma ISMU – è strettamente connessa all’intensificazione delle attività di intercettazione in mare, che tra il 1° gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 hanno riguardato complessivamente circa 236mila persone. Il 78% delle intercettazioni è avvenuto al largo delle coste tunisine. Di conseguenza, nel biennio 2024-2025 la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza: l’88% degli arrivi via mare nei primi otto mesi del 2025 è partito da qui.
Per quanto riguarda gli ingressi via terra, i dati disponibili indicano nel 2023 oltre 12mila arrivi alla frontiera italo-slovena (dati Unhcr). Nel 2024 il numero scende a circa 7.300, mentre nei primi otto mesi del 2025 si attestano intorno a 3.900. Le principali cittadinanze coinvolte lungo questa rotta risultano Bangladesh, Afghanistan, Marocco, Pakistan e Turchia.

L’andamento delle richieste d’asilo riflette la dinamica degli ingressi. Nel 2024 sono state presentate circa 151mila domande (di cui l’80,5% da parte di uomini), mentre nel 2025 se ne contano 126.630, in calo del 16,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 31 dicembre 2025 risultavano oltre 234mila pratiche pendenti, alla stessa data del 2024 erano circa 207mila.
Le principali cittadinanze tra i richiedenti asilo sono Bangladesh, Pakistan, Marocco, Egitto e Perù tra gli uomini, mentre tra le donne prevalgono le provenienze latinoamericane, in particolare Perù, Colombia e Venezuela. Gli esiti mostrano una crescita dei dinieghi (esito che ha riguardato il 70,2% delle domande nei primi 9 mesi del 2025 a fronte del 64,1 del 2024 e del 52% del 2023), soprattutto per cittadinanze come Bangladesh, Egitto e Tunisia, con tassi di rigetto superiori all’80%.

Fondazione ISMU ETS evidenzia come, al 1° luglio 2025, sia in atto una progressiva trasformazione della composizione religiosa della popolazione straniera residente in Italia. I cristiani rimangono il gruppo più numeroso nel loro complesso, ma la loro incidenza continua a ridursi, scendendo al 52,0% del totale (nel 2024 erano il 53,0%), per effetto della contrazione relativa di cattolici (dal 17,0% al 16,6%), ortodossi (dal 29,1% al 28,6%) ed evangelici (dal 2,8% al 2,6%). Fanno eccezione i copti, in lieve aumento (1,7%).
Cresce l’incidenza dei musulmani, che raggiungono il 31,0% degli stranieri residenti, mentre restano sostanzialmente stabili le altre appartenenze: buddisti (3,3%), induisti (2,1%), sikh (1,7%) e fedeli di altre religioni (0,4%). Atei o agnostici scendono lievemente al 9,4%.

Fondazione ISMU ETS stima che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana (CNI) iscritti alle scuole dell’infanzia e a quelle secondarie di secondo grado. L’incidenza percentuale sul totale della popolazione scolastica ha raggiunto l’11,6%, passando in vent’anni dal 3,5% a quasi 12 studenti non italiani ogni 100. Il 51,7% del totale è rappresentato da maschi, il restante 48,3% da femmine.
Gli indicatori relativi alle difficoltà educative confermano una persistente disparità a sfavore degli studenti con background migratorio. Nel contesto nazionale, i giovani stranieri presentano livelli di istruzione inferiori rispetto ai coetanei italiani.

Nel contesto di un progressivo invecchiamento demografico, l’immigrazione – afferma ISMU – rappresenta un fattore cruciale per la tenuta del mercato del lavoro e per l’equilibrio economico e sociale. In Italia, tra il 2011 e il 2022 l’indice di maturità degli occupati – il rapporto tra addetti con almeno 55 anni e quelli con meno di 35 – è quasi raddoppiato, passando da circa un lavoratore senior ogni due giovani a un rapporto quasi paritario; l’età media degli occupati supera i 44 anni (Fonte: Confesercenti). A ciò si aggiunge il saldo negativo della mobilità internazionale degli italiani negli ultimi due decenni, pari a oltre 820mila unità, concentrato soprattutto nelle fasce d’età attiva 18-39 anni (-579mila) e 40-64 anni (-148mila).

Le evidenze sulla salute della popolazione con background migratorio in Italia mettono in luce criticità strutturali nell’accesso ai servizi sanitari, aggravate dall’aumento delle disuguaglianze, dall’indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale, da difficoltà logistiche, difficoltà legate alla comprensione del funzionamento delle strutture sanitarie e all’utilizzo dei sistemi telematici di prenotazione e accesso, nonché alla scarsa alfabetizzazione sanitaria che peggiora la capacità di cura e tutela della persona.

Per approfondire: sito di ISMU

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Pubblicato il: Giovedì, 26 Febbraio 2026

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