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24/10/2018

MIGRANTI IN CRESCITA NELL’AGRICOLTURA ITALIANA

alla fine del 2017 erano oltre 346mila

Secondo la Coldiretti, i lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese

In agricoltura trovano occupazione regolarmente oltre 346mila stranieri provenienti da ben 155 Paesi diversi. Con 30.612.122 giornate rappresentano il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti realizzata in collaborazione con Idos. Sono molti – sottolinea la Coldiretti – i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale, come la raccolta delle fragole nel veronese, la preparazione delle barbatelle in Friuli, le mele in Trentino, la frutta in generale in Emilia Romagna, l’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia, dove a svolgere l’attività sono soprattutto gli indiani, mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia.
La nazionalità di gran lunga più rappresentata – sottolinea la Coldiretti – è quella romena, con 110.154 lavoratori che precedono gli indiani (32.370 occupati), impegnati soprattutto nelle attività di allevamento. Al terzo posto vi sono i marocchini a quota 32.826; precedono albanesi (30.799), polacchi (13.532), bulgari (12.439), tunisini (12.881) e slovacchi (6.337).
Il 48,1% degli stranieri occupati in agricoltura – continua la Coldiretti – si concentra in 15 province, quelle che di fatto registrano i numeri più alti di lavoratori stranieri: Foggia (5,8%), Bolzano (5,4%), Verona (5,0%), Latina (4,1%), Cuneo (3,8%), Ragusa (3,7%), Salerno (2,6%), Ravenna (2,6%), Cosenza (2,4%), Trento (2,3%), Ferrara (2,2%), Forlì-Cesena (2,2%), Bari (2,1%), Matera (1,9%) e Reggio Calabria (1,9%).
I lavoratori stranieri – afferma la Coldiretti – contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo.

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La nota della Coldiretti

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(ultimo aggiornamento: 26/10/2018)

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