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CINFORMI - Centro informativo per l'immigrazione

Provincia Autonoma di Trento
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punto interrogativo
21/04/2016

PROFUGHI, LE NUOVE FAQ

le risposte alle domande più frequenti

Sono tanti i "falsi miti" che accompagnano il dibattito sui richiedenti protezione internazionale

La risposta trentina al fenomeno profughi, l'organizzazione dell'accoglienza, il percorso della richiesta di protezione internazionale, i servizi offerti, i costi e la tempistica. Sono solo alcuni dei temi affrontati nelle FAQ del Cinformi sull'accoglienza dei profughi in provincia di Trento. A differenza di quanto avviene nel resto d'Italia, in Trentino la Provincia gestisce autonomamente le pratiche d’accoglienza sulla base di un protocollo d'intesa sottoscritto con il Commissariato del Governo. Questo significa che la Provincia, per ciò che le compete, governa il fenomeno dei richiedenti asilo. Nelle FAQ vengono anche chiarite, fra l'altro, le modalità di svolgimento dei tirocini e di erogazione dei buoni spesa e del pocket money. Informazioni salienti che smontano i “falsi miti” sul tema profughi.

Chi è il richiedente protezione internazionale, comunemente definito "profugo"?
Come suggerisce la definizione stessa, il richiedente protezione internazionale è la persona che, al di fuori dal proprio Paese d'origine, presenta in un altro Stato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale. Il richiedente rimane tale finché le autorità competenti (le Commissioni Territoriali) non decidono in merito alla domanda di protezione. Va precisato che, fino a quando lo Stato non si esprime attraverso l'apposita commissione, i richiedenti protezione internazionale hanno diritto di soggiornare regolarmente nel paese.

Perché dobbiamo farci carico dei richiedenti protezione internazionale?
Innanzitutto, perchè si tratta di un diritto riconosciuto dai trattati internazionali, nello specifico dalla Convenzione di Ginevra sottoscritta da 147 nazioni, tra le quali l’Italia. Inoltre, la Costituzione italiana afferma, all'articolo 10, che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Chi stabilisce quanti profughi dobbiamo accogliere in Trentino? E con quali criteri?
I richiedenti protezione internazionale vengono redistribuiti sul territorio nazionale in base alla popolazione, al PIL (prodotto interno lordo) e al numero di richiedenti già presenti nelle diverse aree del paese. Secondo questa ripartizione, al Trentino spetta circa lo 0,9% dei profughi accolti a livello nazionale. I criteri di redistribuzione sono stabiliti da un accordo Stato-Regioni, quindi non contrattabili dalla singola Regione o Provincia.

Di fronte a questo dovere di accoglienza come ci siamo organizzati? Cosa ci consente di fare la nostra Autonomia provinciale?
Rispetto alla quasi totalità delle Regioni, in Trentino la Provincia gestisce autonomamente le pratiche d’accoglienza sulla base di un protocollo di intesa sottoscritto con il Commissariato del Governo. Ciò significa che se altrove sono le prefetture ad individuare ed incaricare il privato di accogliere i richiedenti, in Trentino è la Provincia a svolgere questo compito. Ciò consente di individuare le località dove alloggiare i richiedenti protezione internazionale attraverso criteri più ampi, flessibili ed equi. Questo significa che la Provincia, per ciò che le compete, governa il fenomeno dei profughi.

Quali documenti ricevono i richiedenti protezione internazionale? Quali sono le tappe della domanda d'asilo?
Anche in Trentino la domanda di protezione internazionale deve essere presentata alla Questura che la trasmette alla competente Commissione territoriale che ha la competenza per valutarla. Una volta presentata l’istanza di protezione internazionale, la Questura rilascia un permesso di soggiorno di 6 mesi per richiesta di protezione internazionale, rinnovabile fino all’audizione in Commissione territoriale (che si ricorda essere a Verona). Il rinnovo del permesso di soggiorno avviene sempre presso la Questura di Trento. L’esito della Commissione dipende dalla storia personale del richiedente e dalla situazione del Paese di provenienza.

Cosa viene fatto per informare le comunità che si apprestano ad accogliere i profughi sul territorio provinciale?
In ogni località l'arrivo dei richiedenti protezione internazionale è preceduto da un dialogo con gli enti locali e accompagnato da incontri informativi sul territorio nei quali vengono forniti tutti i dettagli dell'accoglienza. Il Cinformi ha poi reso disponibili, attraverso i propri strumenti di comunicazione (a cominciare dal sito www.cinformi.it), tutte le informazioni del caso, dando anche conto dell'andamento delle diverse esperienze di convivenza sul territorio.

La Provincia autonoma punta a un'equa distribuzione dei profughi sul territorio. Quali sono i vantaggi?
La sinergia tra Provincia, Comuni, Comunità di Valle, terzo settore e privati cittadini può garantire un'equa distribuzione sul territorio dei richiedenti protezione internazionale, evitando in questo modo di concentrarli numericamente solo in alcune località. La suddivisione in piccoli gruppi favorisce inoltre efficaci percorsi di integrazione e inserimento in comunità. Una positiva collaborazione fra tutti i soggetti pubblici e privati citati consente di definire il modello trentino di accoglienza. Modalità di accoglienza che il Governo auspica sia attuata anche nel resto del Paese sulla base di un’intesa con l’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani).

Qual è il percorso dei profughi una volta arrivati in Trentino? Quale procedura viene seguita?
I migranti inviati in Trentino dal Ministero dell’interno vengono accolti - PRIMA FASE - nel centro di pronta accoglienza a Trento presso la residenza Fersina. L'accoglienza in questo hub si protrae per il tempo strettamente necessario per effettuare i controlli sanitari previsti dal protocollo di procedura del servizio sanitario provinciale. Il centro di pronta accoglienza può ospitare fino a 49 persone, garantendo una sistemazione alloggiativa diversificata in contemporanea: famiglie, donne sole e uomini soli.

Le persone che vengono accolte nel centro di pronta accoglienza sono poi trasferite - SECONDA FASE - nelle strutture di prima accoglienza: residenza Fersina (250 posti) a Trento e residenze Pinera (238 posti) e Quercia (80 posti) a Rovereto se si tratta di maschi soli; residenza Viote del Monte Bondone a Garniga se si tratta di donne sole e coppie senza figli (65 posti); residenza Adige a Trento se si tratta di famiglie (45 posti).

I migranti accolti nei centri di prima accoglienza sono poi trasferiti - TERZA FASE - sul territorio provinciale, compatibilmente con la disponibilità di alloggi, dopo aver presentato domanda di protezione internazionale.

Inoltre, sono previste delle strutture collettive dedicate ad accoglienze specifiche rivolte a donne sole e a giovani di età compresa fra i 17 e i 19 anni.

Quanto dura l'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale?
Il richiedente protezione internazionale accolto ha diritto all'accoglienza fino alla notifica della decisione della Commissione territoriale. Dal momento della notifica del riconoscimento della protezione internazionale o della concessione della protezione umanitaria, il periodo di accoglienza previsto è di ulteriori sei mesi, fatte salve eventuali proroghe. In caso, invece, di esito negativo, l'eventuale presentazione del ricorso avverso la decisione della Commissione territoriale consente al richiedente protezione internazionale di rimanere in accoglienza secondo i termini stabiliti dall'ordinamento giuridico.

In quali casi può essere revocata l'accoglienza?
La Giunta provinciale di Trento ha adottato una disciplina che regola le modalità di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Tale disciplina prevede che qualora un beneficiario si comporti – per fare un esempio – in modo minaccioso con gli operatori o in modo violento nei confronti di terze persone venga richiesta la revoca dell’accoglienza al Commissario del Governo. Infatti, a tal proposito l’art. 23 del decreto legislativo n. 142 del 2015 prevede che sia il Prefetto, con proprio motivato decreto, a revocare le misure di accoglienza. La Provincia trasmette al Commissariato del governo una relazione sui fatti che possono dare luogo all’eventuale revoca. Il provvedimento di revoca delle misure di accoglienza ha effetto a partire dalla comunicazione dal Commissario del governo alla persona in accoglienza.

Quanto ci costa l'accoglienza dei profughi? È vero che ricevono circa 30 euro al giorno?
I profughi non ricevono questa somma, ma un pocket money di 2,50 euro al giorno per le piccole spese personali. Ammonta invece a 33 euro la spesa massima giornaliera che lo Stato riconosce alla Provincia autonoma di Trento per l'accoglienza di ogni profugo. Gran parte di questo denaro viene usato per accogliere decorosamente i richiedenti protezione internazionale. I costi per l'accoglienza sono peraltro denaro speso sul territorio trentino. L’onere finanziario dell’accoglienza è sostenuto dallo Stato, che a questo proposito ha stanziato un apposito fondo vincolato (le risorse di questo fondo non possono essere utilizzate a scopi diversi da quello dell’accoglienza).

Come funziona l'erogazione dei buoni spesa e del cosiddetto pocket money?
Quando i beneficiari sono autonomi nella confezione dei pasti vengono erogati dei buoni spesa per l’acquisto di beni alimentari ed extralimentari; l'importo è determinato su base mensile in relazione al numero dei componenti il nucleo familiare. L’importo del pocket money per le piccole spese personali è su base giornaliera per tutti i beneficiari; anche in questo caso l'importo è determinato in relazione al numero dei componenti il nucleo familiare.

Alla parola profughi si sente associare spesso la parola “business”. Chi ci guadagna?
Speculazioni che possono essersi verificate altrove, in Trentino non esistono. C’è invece una rete composta da diversi enti, professionalità e privati cittadini che garantiscono un'accoglienza che va oltre il soddisfacimento dei bisogni primari (a favore anche di una migliore inclusione sociale), ottimizzando al massimo le risorse.

I richiedenti protezione internazionale possono lavorare?
Il permesso di soggiorno per richiesta di protezione internazionale consente di svolgere attività lavorativa, trascorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda, se il procedimento di esame della domanda non è concluso ed il ritardo non può essere attribuito al richiedente.

Con quali risorse vengono pagati i tirocini?
La normativa prevede che per ogni tirocinio formativo e di orientamento attivato venga erogata un'indennità di partecipazione al tirocinio non inferiore ad € 300 mensili o € 70 su base settimanale e non superiore ad € 600 mensili. Va detto che la normativa provinciale prevede però “l’esenzione, totale o parziale, dall’erogazione dell’indennità di partecipazione al tirocinio nei confronti di soggetti svantaggiati o disabili, richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale qualora già beneficiari di sussidi economici.” Visto che i richiedenti e titolari di protezione internazionale accolti in Trentino sono beneficiari di un contributo economico, il soggetto promotore del tirocinio (la Provincia autonoma di Trento) è esentato dall'erogazione dell'indennità di partecipazione. Dopo 8 settimane di tirocinio non retribuito, se l'esperienza formativa viene prorogata, l’onere di corrispondere l'indennità ricade sull’azienda ospitante. La Provincia dispone la riduzione del contributo economico quando i beneficiari dichiarano per il mese precedente di aver avuto mezzi di sostentamento superiori al doppio ed inferiori al triplo del contributo economico spettante. Qualora l’importo dichiarato risulti essere invece pari o superiore al triplo del contributo economico spettante, lo stesso contributo economico per il mese utile successivo viene sospeso.

Se per i primi 60 giorni dalla domanda di protezione internazionale i profughi non possono lavorare, cosa fanno tutto il giorno?
La rete dell'accoglienza è quotidianamente impegnata nella valorizzazione del tempo libero dei richiedenti protezione internazionale. Innanzitutto, attraverso l'insegnamento della lingua e della cultura italiana quale primo e fondamentale fattore di inclusione. Inoltre, vengono costantemente organizzate attività formative e informative mirate sempre all'apprendimento e all'inserimento in comunità. Molti migranti, per loro stesso desiderio e richiesta, sono impegnati in attività di volontariato a favore della comunità che li accoglie e di cui oggi fanno parte.

La presenza dei profughi aumenta i rischi legati a fenomeni di illegalità e criminalità?
I dati non avallano questa affermazione. Governare, per quanto ci compete, il fenomeno dei richiedenti protezione internazionale consente piuttosto di coniugare rigore e accoglienza. Inoltre, è bene evidenziare alcune questioni:
- la Questura raccoglie i dati identificativi (fotografia e impronte digitali) di tutte le persone che fanno domanda di protezione internazionale. Ciò consente di ricostruire, se necessario, la mappatura della loro presenza e dei loro eventuali spostamenti;
- coloro che richiedono protezione internazionale generalmente hanno interesse a non entrare in contatto con situazioni di illegalità per non incorrere nella fuoriuscita dal progetto di accoglienza;
- vengono costantemente organizzati momenti di formazione sui temi dell'educazione civica e del rispetto delle regole della comunità, illustrando anche le conseguenze dei comportamenti devianti;
- un'equa distribuzione dei richiedenti protezione internazionale sul territorio e la loro partecipazione ad attività di volontariato e a tirocini formativi favorisce la loro inclusione riducendo i rischi di tensioni sociali;
- se i richiedenti protezione internazionale si rendono protagonisti di episodi di devianza vengono sanzionati fino – nei casi più gravi – alla revoca dell’accoglienza.

Quale assistenza sanitaria viene garantita ai profughi?
Tutti i richiedenti protezione internazionale hanno copertura sanitaria e possono rivolgersi al medico di base e accedere alle visite specialistiche al pari della generalità dei cittadini. Nelle strutture di prima accoglienza in provincia di Trento è presente un presidio della Croce Rossa Italiana – Comitato provinciale di Trento – 2 ore al giorno anche con un servizio infermieristico professionale. Ove necessario, gli operatori accompagnano le persone al Pronto Soccorso e alle visite specialistiche; particolare attenzione viene rivolta alle persone vulnerabili e ai minori.

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(ultimo aggiornamento: 06/06/2017)

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