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CINFORMI - Centro informativo per l'immigrazione

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presidente Mattarella
27/07/2015

PROFUGHI, “L'EUROPA FA MENO DEL DOVUTO”

intervento del presidente Mattarella

“A volte paura ed egoismo prevalgono sulla responsabilità di affermare la indivisibilità di valori come libertà, democrazia, solidarietà”

Di fronte al dramma dei profughi “l'Unione europea fa meno di quanto sarebbe suo dovere fare e questo atteggiamento, culturalmente nuovo per molti aspetti, sorprende. Sono alla prova i valori su cui l'Europa si fonda, ma a volte paura ed egoismo prevalgono sulla responsabilità di affermare la indivisibilità di valori come libertà, democrazia, solidarietà.” Sono parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell'intervento alla sessione di apertura della XI Conferenza degli ambasciatori d’Italia che si è svolta il 27 luglio 2015 a Roma. “La decisione - ha detto fra l'altro il Capo dello stato - dell'Unione di distribuire, seppur su base volontaria, una quota di rifugiati è un primo passo significativo, che salutiamo con soddisfazione, ma sarà un passo importante se ne seguiranno altri nel segno della condivisione. Stiamo parlando di richiedenti asilo, non di semplici migranti. Il carattere umanitario della loro accoglienza non può che prevalere su altre considerazioni”.

Ecco i passaggi dell'intervento del presidente Mattarella che toccano il tema immigrazione:

“Dalla crisi russo-ucraina, che chiama l'Europa a una responsabilità equilibratrice, ai flussi di profughi e di migranti provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, cui l'Europa non sempre riesce a dare un risposta all'altezza della propria civiltà. Dai conflitti in Siria e in Iraq al collasso delle istituzioni in Libia e Yemen, all'instabilità del Corno d'Africa e dell'area sub-sahariana, ci troviamo a operare in un contesto globale in cui assumono peso allarmante le forze del 'disordine', con grave pregiudizio per il rispetto dei diritti individuali e delle minoranze e con un sensibile decadimento del valore della centralità della persona umana, che resta la ragione e il fondamento del diritto interno e internazionale.

Questi gravi fattori di crisi accompagnano i mutamenti geopolitici, seguiti alla fine del mondo bipolare, e la grande redistribuzione di risorse, di poteri, di influenze, scaturita anche dalla globalizzazione dei mercati e della finanza. Ciò che accade a Bagdad, o in Nigeria, o nel Mediterraneo, non è estraneo a questi cambiamenti epocali, e neppure alle povertà e alle nuove emarginazioni determinate dal nostro tempo.

E' nel Mediterraneo che l'Europa può giocare carte importanti di attore globale, come promotore e artefice della pace, cogliendo tutte le opportunità di una cooperazione per lo sviluppo e, al tempo stesso, aprire una stagione di collaborazione e di dialogo tra le culture e le religioni. La convivenza, la libertà e le prospettive di sviluppo più equo costituiscono in questo momento storico il crocevia della pace mondiale. E' una sfida straordinaria, a cui la società civile e gli Stati europei, con i loro ordinamenti, non possono sottrarsi.

La sfida che abbiamo di fronte ci impone di affrontare con umanità e saggezza il tema delle migrazioni e il dramma dei profughi che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla povertà assoluta.

La disperazione scolpita sui volti di queste persone - spesso giovani, o addirittura bambini - che rischiano la morte su barconi sgangherati, sotto il giogo di spietati trafficanti di esseri umani, interroga la nostra coscienza, e quella dell'intera Europa.

L'Unione europea - è giusto ripeterlo - fa meno di quanto sarebbe suo dovere fare e questo atteggiamento, culturalmente nuovo per molti aspetti, sorprende. Sono alla prova i valori su cui l'Europa si fonda, ma a volte paura ed egoismo prevalgono sulla responsabilità di affermare la indivisibilità di valori come libertà, democrazia, solidarietà.

La decisione dell'Unione di distribuire, seppur su base volontaria, una quota di rifugiati è un primo passo significativo, che salutiamo con soddisfazione, ma sarà un passo importante se ne seguiranno altri nel segno della condivisione. Stiamo parlando di richiedenti asilo, non di semplici migranti. Il carattere umanitario della loro accoglienza non può che prevalere su altre considerazioni.

Diversa, e indubbiamente più complessa, è la questione dei flussi migratori, peraltro quasi sempre provocati da situazioni umanamente insostenibili. La politica dell'immigrazione richiede intelligenza e visione: in gioco ci sono valori, sentimenti di solidarietà, ma anche equilibri economici e sociali. Aiutare chi chiede aiuto, salvare chi sta annegando o è in mano a organizzazioni criminali è un dovere elementare, umanamente irrinunciabile. Governare i flussi migratori richiede risposte articolate, compresa la cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi, e la necessaria azione di contrasto contro i trafficanti.

Anche le politiche dell'immigrazione europee dovrebbero tendere verso una certa omogeneità. L'integrazione è un fattore di sicurezza. Le politiche europee, se coerenti, sarebbero anch'esse robusti fattori di sicurezza. Non va dimenticato che da come l'Europa saprà integrare i migranti - anche costruendo percorsi di cittadinanza - dipenderà e non poco la pace e il dialogo con i popoli di provenienza. La democrazia non si esporta con le armi, come è stato dimostrato. La democrazia per affermarsi deve usare la forza della persuasione con il proprio esempio.

Accogliere, per quanto possibile, e aiutare i Paesi da cui nascono i flussi migratori, anche per evitare che questi divengano sempre più imponenti e incontrollabili, è moralmente giusto ed è, inoltre, nell'interesse, immediato e futuro, dell'Europa.”

Links correlati:
L'intervento integrale del presidente Mattarella

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(ultimo aggiornamento: 27/07/2015)

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