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sguardo bambino
04/11/2015

MINORI APOLIDI, APPELLO DELL’UNHCR

“rischio emarginazione”

L’Italia è tra i paesi aderenti alla Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia

I minori apolidi (privi di qualunque cittadinanza) condividono in tutto il mondo lo stesso senso di discriminazione, frustrazione e disperazione. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “I am here, i belong: the urgent need to end childhood statelessness” (Io sono qui, io appartengo: i minori apolidi hanno urgente bisogno di aiuto” dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).
Per stilare il rapporto sono state intervistate più di 250 persone tra cui bambini, giovani, genitori e tutori in Costa d'Avorio, Repubblica Dominicana, Georgia, Italia, Giordania, Malaysia e Thailandia. Il rapporto richiama la necessità di un'azione urgente prima che l’apolidia renda insuperabili i problemi che affliggono l’infanzia di molti bambini. Secondo l’indagine, la prima geograficamente diversificata, i problemi più comuni che i minori apolidi devono affrontare incidono profondamente sulla loro capacità di godere dell’infanzia, di condurre una vita sana, di studiare e perseguire e soddisfare le loro ambizioni. In molti hanno affermato anche che essere apolidi ha comportato un forte impatto psicologico, al punto che si descrivono come "invisibili", "alieni", persone che "vivono nell’ombra", "inutili", “come cani randagi". Inoltre, i bambini apolidi dicono di essere spesso trattati come stranieri nel paese in cui sono nati e hanno vissuto per tutta la loro vita. In base alle testimonianze, viene spesso negata la possibilità di ottenere titoli di studio, andare all'università e trovare un lavoro dignitoso.
I minori apolidi affronterebbero discriminazioni e vessazioni da parte delle autorità e sarebbero più vulnerabili a sfruttamento e abusi. La mancanza di cittadinanza spesso condannerebbe i giovani apolidi, le loro famiglie e comunità a rimanere poveri ed emarginati per generazioni.
L'Unhcr lancia un appello affinché venga sostenuta a livello internazionale la campagna lanciata il 4 novembre 2014 per porre fine all’apolidia in 10 anni. Per quanto riguarda l’Italia, non solo è stato uno dei Paesi che ha preso parte all’iniziativa, apportando un importante contributo all’indagine e al rapporto presentato recentemente a New York, ma ha anche patrocinato l’evento stesso. Inoltre, il parlamento italiano ha recentemente autorizzato l’adesione alla Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia.
Per porre fine all’apolidia, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati esorta tutti gli stati ad adottare le seguenti misure:
-consentire ai bambini che altrimenti sarebbero apolidi di acquisire la cittadinanza del paese in cui sono nati
-riformare le leggi che impediscono alle madri di trasferire la propria cittadinanza ai figli in condizioni di parità rispetto ai padri
-eliminare le leggi e le pratiche che negano la cittadinanza ai bambini a causa della loro nazionalità, etnia, razza o religione
-assicurare che venga realizzata universalmente la registrazione delle nascite in modo da prevenire l’apolidia.

Links correlati:
La nota dell’Unhcr

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(ultimo aggiornamento: 05/11/2015)

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