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CINFORMI - Centro informativo per l'immigrazione

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24/05/2015

IMMIGRATI, “RISORSA PER L'ITALIA”

presentato il Rapporto annuale 2015

Sono oltre 5 milioni le persone straniere regolarmente residenti in Italia

Gli stranieri rappresentano una risorsa per un paese come l’Italia, caratterizzato da un avanzato processo d’invecchiamento e da una bassa fecondità. E’ quanto sottolineato nella 23° edizione del Rapporto annuale (2015) dell’Istat presentato recentemente. Secondo lo studio, sono oltre cinque milioni gli stranieri regolarmente residenti in Italia. Si tratta dell’8,3% della popolazione, che ammonta a poco meno di 61 milioni. Oltre il 40% degli stranieri vive nelle città del Centro-nord. Gli alunni di origine immigrata sono oltre 800mila, pari al 9% della popolazione scolastica. Aumenta di circa il 12% la presenza di alunni stranieri nati in Italia, che ormai sopravanzano i figli dei migranti arrivati in Italia dopo la nascita. La metà degli studenti stranieri tra i 10 e i 24 anni iscritti alle scuole italiane secondarie di primo e secondo grado vorrebbe proseguire gli studi e iscriversi all’Università. Il rapporto evidenzia anche che sono oltre il 60% gli stranieri che sostengono di parlare e comprendere l’italiano molto bene, ma hanno difficoltà a scrivere e leggere rispettivamente il 58,4 e il 49,8% di loro. Il 60% degli stranieri parla in italiano con gli amici e il 38,5% in famiglia.
Più della metà delle persone di origine immigrata (di 14 anni e oltre) ha dichiarato di trovarsi bene in Italia e più di un terzo molto bene, anche se con marcate differenze territoriali. La comunità che si trova meglio – stando a quanto dichiarato dagli stessi migranti – è quella dei filippini, in misura lievemente minore quella degli ucraini e dei romeni, mentre sono i cinesi a dichiarare di trovarsi peggio in Italia. Più di otto cittadini stranieri su dieci (di 14 anni e più) hanno nella propria rete di relazioni sociali persone cui potersi rivolgere in Italia. Il 61,9% ha una rete di soli connazionali, il 15,5% di soli italiani, il 20% ha una rete mista. Tra i bambini stranieri (6-13 anni), tra i quali è forte la presenza di seconde generazioni, il 69,1% ha il migliore amico di nazionalità italiana.
Per quanto riguarda l’inserimento delle persone immigrate nel mercato del lavoro italiano, dal rapporto emerge che nel corso delle traiettorie lavorative in Italia il 46,8% degli occupati stranieri continua a svolgere lo stesso tipo di professione rispetto al primo impiego, il 29,7% accede a un gruppo professionale superiore a quello di partenza e il 23,5% transita in un gruppo professionale inferiore a quello iniziale. Le donne, più spesso degli uomini, restano occupate nello stesso tipo di professione nel corso dell’intera esperienza lavorativa in Italia.
I laureati hanno una possibilità di migliorare la propria posizione lavorativa quattro volte maggiore rispetto a chi possiede al massimo la licenza media. Il 31,2% dei laureati ha un percorso prima discendente e poi ascendente, contro il 20,8% di chi ha al massimo la licenza media. E’ il caso di molti infermieri professionali nel paese di origine che iniziano a lavorare in Italia come “badanti” e successivamente tornano alla professione d’infermiere.
Dal rapporto emerge che l’anzianità di soggiorno in Italia e la minore età all’arrivo influenzano positivamente i percorsi professionali, così come la migliore conoscenza della lingua italiana.

Links correlati:
Il rapporto dell’Istat

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(ultimo aggiornamento: 25/05/2015)

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