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CINFORMI - Centro informativo per l'immigrazione

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dirigenti
24/01/2017

INGRESSO E SOGGIORNO LAVORATORI SPECIALIZZATI

in vigore il decreto sui trasferimenti intra-societari non UE

Con il decreto legislativo 253/2016 si è data attuazione alla direttiva 20145/66/UE

Novità sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei dirigenti, lavoratori specializzati, lavoratori in formazione di Paesi terzi nell'ambito di trasferimenti intra-societari. Dall'11 gennaio 2017 è in vigore il Decreto legislativo 29 dicembre 2016, n. 253. Il Decreto dà attuazione alla direttiva 2014/66/UE, che ha l'obiettivo di agevolare i trasferimenti intra-societari per i lavoratori non comunitari di società transnazionali con sedi al di fuori dell'UE, introducendo definizioni comuni e condizioni di ammissione trasparenti e semplificate.
A seguite dell’attuazione della direttiva UE sono state riportate delle modifiche all’articolo 27-quinquies del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni).
Tra le principale modifiche, l'ingresso e il soggiorno in Italia per svolgere prestazioni di lavoro subordinato nell'ambito di trasferimenti intra-societari per periodi superiori a tre mesi è consentito (al di fuori delle quote annuali stabilite dal Governo) agli stranieri che:
- soggiornano fuori del territorio dell'Unione europea al momento della domanda di ingresso
- sono stati già ammessi nel territorio di un altro Stato membro
- chiedono di essere ammessi nel territorio nazionale in qualità di: dirigenti; lavoratori specializzati; lavoratori in formazione.
Il trasferimento intra-societario è il distacco temporaneo di uno straniero da un'impresa stabilita in un Paese terzo (cui lo straniero è legato da un rapporto di lavoro che dura da almeno tre mesi) a un'entità ospitante stabilita in Italia, appartenente alla stessa impresa o a un'impresa appartenente allo stesso gruppo di imprese ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile. Il trasferimento intra-societario comprende i casi di mobilità dei lavoratori stranieri tra entità ospitanti stabilite in diversi Stati membri.
Le disposizioni non si applicano agli stranieri che: chiedono di soggiornare in qualità di ricercatori; beneficiano dei diritti alla libera circolazione o lavorano presso un'impresa stabilita in Paesi terzi nel quadro di accordi conclusi tra il Paese di appartenenza e l'Unione europea e i suoi Stati membri; soggiornano in Italia, in qualità di lavoratori distaccati, ai sensi della direttiva 96/71/CE, e della direttiva 2014/67/UE; svolgono attività di lavoro autonomo; svolgono lavoro somministrato; sono ammessi come studenti a tempo pieno o effettuano un tirocinio di breve durata e sotto supervisione nell'ambito del percorso di studi.
La durata massima del trasferimento intra-societario è di tre anni per i dirigenti e i lavoratori specializzati e di un anno per i lavoratori in formazione. Tra la fine della durata massima del trasferimento intra-societario e la presentazione di un'altra domanda di ingresso nel territorio nazionale per trasferimento intra-societario per lo stesso straniero devono intercorrere almeno tre mesi.
Nel caso in cui l'entità ospitante abbia sottoscritto con il ministero dell'Interno, sentito il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, un protocollo di intesa, con cui garantisce la sussistenza delle condizioni previste dal comma 5 dell'art. 1 del Decreto, il nulla osta è sostituito da una comunicazione presentata, con modalità telematiche, dall'entità ospitante allo Sportello unico per l'immigrazione.
Per quanto riguarda, invece, l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale di dirigenti, lavoratori specializzati o lavoratori in formazione di Paesi terzi titolari di un permesso ICT rilasciato da altro Stato membro (articolo 27-sexies), per periodi inferiori a novanta giorni si applicano le disposizioni, che prevedono la "dichiarazione di presenza".
Per le richieste di mobilità di lunga durata (superiore ai 90 giorni), si prevede invece il rilascio di un nuovo permesso di soggiorno (permesso "mobile ICT"), di durata pari a quella del periodo di mobilità richiesta, attraverso una procedura analoga a quella prevista per il rilascio del permesso "ICT", compresa la possibilità, per l'entità ospitante, di stipulare protocolli di intesa con il ministero dell'Interno, sentito il ministero del Lavoro.

Links correlati:
Il D.lgs 29 dicembre 2016, n. 253
La nota del portale Integrazione Migranti

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(ultimo aggiornamento: 25/01/2017)

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