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CINFORMI - Centro informativo per l'immigrazione

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24/07/2017

CRESCE L’IMPRENDITORIA STRANIERA

in Italia in cinque anni aumento del 65%

I dati emergono dall’indagine dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti

Si rafforza l’imprenditoria immigrata in Italia. In cinque anni le piccole imprese con titolari immigrati sono cresciute del 65%. Nel 2010 i conti correnti intestati a imprenditori stranieri erano pari a 74.237, mentre nel 2015 sono risultati 122.494, evidenziando un tasso di crescita medio annuo del 10,5%. I dati vengono rilevati dall’indagine dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti nel quarto anno di attività.
Dall’indagine emerge che la popolazione immigrata è sempre più attiva nel lavoro autonomo e nella piccola e media imprenditoria. Secondo lo studio, i conti correnti con più di cinque anni di anzianità intestati a imprenditori stranieri rappresentano il 37% del totale e il 4,9% del numero complessivo di correntisti immigrati; un conto corrente su tre è intestato a donne. Le attività con imprenditrice al vertice rappresentano circa il 32% dell’area small business (piccole imprese) con titolare straniero (nel 2011 erano il 27%), registrando negli ultimi quattro anni tassi di crescita superiori (mediamente di cinque punti percentuali) rispetto alla media del segmento imprenditoria immigrata nel suo complesso.
Dal punto di vista della provenienza, le comunità con maggiore incidenza dei conti small business sul totale dei conti correnti intestati a cittadini immigrati sono originarie di Cina (15,1%), Bangladesh (8,7%), Pakistan (8,3%) ed Egitto (4,4%). Le comunità coi maggiori incrementi per titolarità di impresa provengono da Nigeria (+38%), Senegal (+37%) e Bangladesh (+34%).
L’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti rappresenta la prima esperienza del genere nel panorama italiano ed europeo. Si tratta di un progetto pluriennale nato dalla collaborazione fra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e il ministero dell’Interno e gestito dal Centro studi di politica internazionale (CeSpi).

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La nota dell’Abi

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(ultimo aggiornamento: 24/07/2017)

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