Il Buddhismo non dovrebbe essere considerato alla stregua né di una religione ne di una filosofia ma dovrebbe essere definito come una disciplina e una pratica spirituale ed etica individuale. Tale disciplina si propone di indicare la "Via" per il superamento della condizione di sofferenza esistenziale in cui versa l'umanità.
Questa disciplina fu annunciata dal maestro spirituale Gautama Siddhartha, vissuto nel VI secolo a.C., e detto il Buddha, ossia "il Risvegliato". Tale disciplina, attraverso il raggiungimento del nirvana o satori (ossia il "risveglio spirituale"), si propone di indicare la "Via" (l'ottuplice sentiero) ed insieme di fornire gli strumenti per il superamento della condizione di sofferenza esistenziale (avidya) in cui versa l'umanità (dottrina buddhista delle Quattro Nobili Verità). Una delle caratteristiche etiche del buddhismo (e questo insieme al taoismo) è il principio della non-violenza, perché non esiste in esso né una dottrina impositiva, né un intento politico di affermazione sociale, nè opera di attivo proselitismo. Ciononostante nei secoli anche il buddhismo non è stato esente da attività a queste riconducibili esercitate da individui, gruppi o scuole di pensiero, frutto di particolari interpretazioni di dottrine buddhiste tra le tante nelle quali il nucleo originale degli insegnamenti si è andato nel tempo evolvendo e frammentando. I punti salienti della visione buddhista della realtà percettiva indirizzata dall'insegnamento del Buddha, sono: -la dottrina della sofferenza o duḥkha (sans., dukkha, pāli), ossia che tutti gli aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza qualora li si voglia trattenere ed essi cessano, oppure si voglia separarsene ed essi permangono. -la dottrina dell'impermanenza o anitya (sans., anicca, pāli), ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione con la decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono; -la dottrina dell'assenza di un io eterno e immutabile (ossia di un'anima), la cosiddetta dottrina dell'anātman (sans., anattā, pāli) come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti.
(ultimo aggiornamento: 29/11/2011)