"Nel modello interculturale le società sono chiamate a condividere e a far proprio un nucleo di valori irrinunciabili che valgono per tutti gli esseri umani, come la libertà, la dignità umana e il rispetto della vita. Indubbiamente una delle grandi scommesse di questo nostro secolo è quella di conciliare delle regole del gioco comune e le specificità culturali."
Professor Cesareo, a che punto siamo in Italia rispetto al percorso di conciliazione tra codice comune di convivenza e richiesta di riconoscimento delle diversità culturali? La società contemporanea sta effettivamente diventando sempre più multietnica e multiculturale?
Indubbiamente la società contemporanea diventa sempre più multietnica e multiculturale, però già qui bisogna fare una precisazione: non è tutta la società contemporanea, o meglio tutte le società contemporanee, perchè noi oggi stiamo asssistendo a un duplice fenomeno, a livello globale, a livello planetario. Da una parte assistiamo indubbiamente – confermo – a questa accentuazione di pluralismo culturale etnico all'interno di un determinato contesto territoriale, ma dall'altra, se diamo uno sguardo più a livello planetario, notiamo che in alcuni Paesi ci sono delle tendenze molto forti a chiusure etniche, quindi a creare delle realtà statuali tendenzialmente monoculturali e monoetniche. Basti pensare a cosa è successo della ex Jugoslavia, in parte della ex Unione Sovietica, quello che sta succedendo in Africa di cui si parla forse poco e il Medio Oriente. Quindi, dobbiamo anche qui sempre contestualizzare, storicizzare i fenomeni, nel senso che se questo è vero, è vero per il mondo occidentale, per buona parte del mondo occidentale. Prima osservazione. Secondo: indubbiamente una delle grandi scommesse di questo nostro secolo è quella di conciliare delle regole del gioco comune e le specificità culturali. Noi sappiamo come esistono diversi modelli, diversi approcci, diverse ipotesi di soluzione, ma realisticamente dobbiamo riconoscere – e questo non riguarda solo l'Italia ma sempre avendo uno sguardo planetario – che nessuno di questi modelli è soddisfacente. Ultimamente è stato criticato – in modo molto forte anche – il modello del multiculturalismo, perchè l'esperienza sia inglese sia olandese – in parte molto meno quella canadese perchè ha una specificità molto evidente, particolare –, questi modelli là dove si è tentato di realizzarli hanno mostrato grossi limiti. Ecco allora che questo nodello del multiculturalismo nelle due declinazioni, sia inglese sia olandese, è entrato in crisi. Lo stesso si può dire per quanto riguarda il modello assimilazionista francese, che oggi è messo anch'esso in seria difficoltà. Quindi, la constatazione che noi dobbiamo fare è che questo cammino è molto faticoso, che non esiste oggi come oggi un modello – sia nostro sia all'estero – in grado di essere applicato con una certa sicurezza della sua validità operativa e quindi dobbiamo continuare questo lavoro di ricerca di modalità che non saranno credo per molto tempo assimilabili a un modello. Questo evidentemente ci crea insicurezza, ma dobbiamo partire da quello che è il dato della realtà. In questo quadro molto complesso e problematico, una modalità che è allo studio è quella dell'interculturalismo, cioè di arrivare ad acquisire una serie di valori e di regole comuni pur nel rispetto della differenza. Ma a differenza del multiculturalismo, l'interculturalismo comporta la necessità che le singole culture non si chiudano in se stesse – che è stato poi il grosso errore o la grossa deriva del modello multiculturalismo sia olandese, sia inglese – e quindi che le culture si parlino e coloro che sono portatori di queste culture si incontrino.
(ultimo aggiornamento: 21/05/2012)