"Parliamo soprattutto delle esperienze delle donne immigrate che hanno lasciato a casa i figli quindi un legame affettivo molto stretto cercando per quanto possibile di tenerlo caldo e significativo anche a distanza. Il grosso della comunicazione passa ancora via telefono, via il contatto con la voce che dà la possibilità di sentirsi almeno per qualche istante". L’intervista al sociologo Paolo Boccagni dell’Università di Trento.
Qual’è il ruolo degli strumenti di comunicazione nel mantenere vivo il legame con i cari familiari del paese natale?
Parliamo soprattutto delle esperienze delle donne immigrate che hanno lasciato a casa i figli quindi un legame affettivo molto stretto cercando per quanto possibile di tenerlo caldo e significativo anche a distanza. Qui il dato essenziale è che gli strumenti di comunicazione in tempo reale, le nuove tecnologie e quant’altro ci sono, ma servono e sono utilizzate fino ad un certo punto . Il grosso della comunicazione passa ancora via telefono, via il contatto con la voce che dà la possibilità di sentirsi almeno per qualche istante, per qualche minuto il giorno direttamente al centro della vita quotidiana delle persone care che sono lasciate in patria. Certamente anche per una questione abbastanza banale di praticità, di accessibilità, di costi relativamente bassi, di carte telefoniche, di phone center, etc.
Crede che l’offerta sia abbastanza vasta, cioè riesce a coprire tutte le esigenze degli immigrati?
Mi verrebbe da dire che è un’offerta consistente e capillare a Trento, molto meno nei territori periferici. E’ soprattutto un’offerta che stenta ancora un po’ a decollare per quanto riguarda invece l’utilizzo più sistematico e diffuso dell’internet, della webcam, e anche di scambiarsi messaggi in tempo reale. Qui incontriamo un certo deficit dell’offerta di infrastrutture a paragone magari con le aree metropolitane con un’immigrazione più sviluppata. Inoltre possiamo parliamo soprattutto nel caso delle donne immigrate della fatica di ritagliarsi quel minimo di tempo per apprendere l’uso minimale di questi strumenti di comunicazione. Penso che sarebbe positivo investire magari di più da parte dell’associazionismo, da chi lavora con gli immigrati, nell’ambito informatico perché servirebbe anche per rendere più accessibili e più fruibili gli strumenti di comunicazione.
Pensa dunque che gli interventi dell’ente pubblico e privato siano benvenuti in questo campo?
Assolutamente si, nel senso che è paradossale se pensiamo che chiunque tra noi sia abituato a navigare su internet possa informarsi in tempo reale sui paesi d’origine degli immigrati più facilmente di quanto non possono fare loro stessi. Il punto qui c’è da un lato una dinamica spontanea di mercato nel senso che l’offerta di comunicazione a basso prezzo di questo tipo è destinata a crescere nel tempo con l’aumento della domanda degli immigrati, ma per quanto riguarda proprio le domande degli immigrati azioni di formazione, di avvicinamento anche molto semplici, molto a bassa soglia che non richiedono rilevanti investimenti economici possono essere fatti tanto dall’ente locale quanto dal volontariato, dalle associazioni come in parte sta già avvenendo per l’accompagnamento sociale e territoriale degli immigrati. Un’altra variabile è la fortissima asimmetria tra la dotazione di infrastrutture, di servizi anche pubblici per la comunicazione che crea distanza, marginalità, minore accessibilità su tutti i territori periferici che pure sappiamo essere non meno irrilevanti per gli immigrati delle aree urbane. E li che gli enti locali possono fare di più per rendere più accessibili questi strumenti anche per gli immigrati oltre che per i cittadini autoctoni.
E cosa ci può dire della situazione attuale?
Per quanto abbiamo potuto constatare noi è un dato di prospettiva, intanto c’è abbastanza poco, molto dipende dalla disponibilità delle amministrazioni. C’è più una prospettiva su cui vale la pena lavorare. Nell’immediato c’è certamente la centralità del telefono che va bene per tanti aspetti ma che con un minimo investimento potrebbe essere affiancato da altri strumenti ancora meno costosi e quindi più convenienti e fruibili da parte degli immigrati. La possibilità di vedersi in faccia a distanza è una risorsa molto potente, molto calda anche sul piano affettivo che è ancora ampiamente sotto utilizzata rispetto alle potenzialità.
(ultimo aggiornamento: 07/09/2009)