Io credo che ci siano due grandi alternative tra cui bisogna scegliere: o strutturare dei servizi ad hoc per gli immigrati, quindi avere un settore nel comune che si occupa di immigrati per il sociale, la casa e il lavoro, oppure l’altra alternativa è che tutti i servizi attualmente esistenti debbano occuparsi anche di immigrati e non soltanto. Lo ha detto il professor Francesco Longo dell’Università Bocconi di Milano, in un’intervista rilasciata al Cinformi.
Professore, che modello organizzativo si dovrebbe sviluppare nella pubblica amministrazione a fronte dei bisogni dell’utenza straniera?
Io credo che ci siano due grandi alternative tra cui bisogna scegliere: o strutturare dei servizi ad hoc per gli immigrati, quindi avere un settore nel comune che si occupa di immigrati per il sociale, la casa e il lavoro, oppure l’altra alternativa è che tutti i servizi attualmente esistenti debbano occuparsi anche di immigrati e non soltanto.
Personalmente penso che la seconda prospettiva sia quella migliore, perché noi da un lato non abbiamo le risorse economiche per creare un nuovo settore ad hoc per gli immigrati ma dall’altro, in realtà, i problemi specifici che pongono gli immigrati sono quelli di imparare a segmentare, a specializzare, a differenziare parte dell’offerta che è un problema che hanno anche gli stessi nativi, nel senso che noi non possiamo più avere i servizi uguali per tutti, perché le casalinghe sono diverse dai lavoratori, i dirigenti sono diversi dai lavoratori semplici e così come noi dobbiamo imparare a differenziare i servizi, a segmentarli tra i nativi dobbiamo farlo anche per gli immigrati.
(ultimo aggiornamento: 07/09/2009)