"La scuola rappresenta tipicamente un luogo centrale di socializzazione, quindi a tutti gli effetti è nella fucina della scuola che si esprimono e per molti aspetti si costruiscono anche modelli di convivenza e di riconoscimento reciproco, che poi sono destinati in qualche modo ad avere effetti per tutto il resto della vita di questi ragazzi". Lo afferma il professor Enzo Colombo, dell’Università degli Studi di Milano.
Professor Colombo, l’Italia non è più un nuovo Paese di immigrazione e molte famiglie immigrate fanno parte stabilmente della realtà locale. Allo stato attuale che percorso di inclusione o esclusione si prospetta per le nuove seconde generazioni in Italia? L’Italia non è più un Paese di prima migrazione: quindi sicuramente è possibile superare l’immagine di una migrazione come un problema legato all’urgenza, all’emergenza, o a una pura questione di accoglienza. Siamo ormai in una fase dove la vera capacità di confrontarsi, di entrare in relazione, di gestire il fenomeno migratorio si misura sempre sulle seconde e sulle terze generazioni. Anche se le seconde generazioni tecnicamente considerate, cioè come ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, non è ancora sicuramente numericamente la maggioranza rispetto alle presenze di minori sul nostro territorio, sicuramente però è un fenomeno in rapidissima crescita. La presenza nelle scuole italiane, che ha incrementi significativi tutti gli anni, sta appunto a dimostrare che questo fenomeno è un fenomeno destinato a diventare normalità.
A questo proposito, che ruolo ha il sistema scolastico nel percorso di integrazione degli adolescenti figli di immigrati? Sicuramente il ruolo della scuola è un ruolo centrale, come dimostrano le esperienze anche di Paesi con antica tradizione migratoria. La scuola rappresenta tipicamente un luogo centrale di socializzazione, quindi a tutti gli effetti è nella fucina della scuola che si esprimono e per molti aspetti si costruiscono anche modelli di convivenza e di riconoscimento reciproco, che poi sono destinati in qualche modo ad avere effetti per tutto il resto della vita di questi ragazzi. Per quanto riguarda il modello italiano, attualmente sicuramente c’è una grossa capacità della scuola di includere persone provenienti da altri Paesi, da altri contesti culturali; e contemporaneamente direi che c’è un livello di riflessione anche per quanto riguarda gli insegnanti, in generale, un contesto scolastico piuttosto ampio, piuttosto elevato. Gli studenti di origine straniera nelle scuole italiane, pur con difficoltà di inserimento che molto spesso sono connesse non tanto al semplice fatto che sono figli di genitori stranieri, ma più che altro ancora perché hanno molto spesso un percorso di socializzazione precedente, scolastico, già in altri contesti culturali, quindi direi che il problema principale oggi forse per la scuola, o perlomeno non il principale ma il più sentito, è ancora il problema della possibilità di inserire questi ragazzi, l’apprendimento della lingua, la gestione di inserimenti che arrivano a percorso formativo già piuttosto avanzato. Sul lungo periodo sicuramente questi problemi sono destinati a passare in secondo piano, quando cresceranno maggiormente, sempre di più, ragazzi nati in Italia e quindi pienamente socializzati nella dimensione italiana. A quel punto diventeranno sicuramente importanti le risposte complessive che la società riuscirà a dare all’inserimento effettivo, concreto di questi ragazzi: nel senso che sempre di più siamo di fronte a una generazione che sta crescendo con modelli di vita, di consumo, capacità linguistiche, aspettative per il futuro che sono assolutamente simili a quelle dei loro coetanei italiani. Quanto la dimensione della differenza, a cui non vogliono del tutto rinunciare, quanto questa dimensione della differenza sarà effettivamente un ostacolo a trovare casa, a trovare un lavoro adeguato alle loro aspettative, sicuramente segnerà il percorso di questi ragazzi. In pratica penso che la generazione attuale di ragazzi inseriti nelle scuole, soprattutto quelli inseriti nelle scuole superiori, possano essere e debbano essere viste con un’attenzione specifica, particolare, perché in qualche modo stanno costituendo una sorta di avanguardia, una sorta di elite, per le sue capacità culturali, per le sue competenze linguistiche e di conoscenza dei codici della società italiana, che rappresenta un luogo privilegiato di produzione di modelli di integrazione, oppure di scontro, di conflitto, che probabilmente diventeranno poi dei modelli utilizzati e diffusi aldilà del gruppo dei giovani più istruiti, dei giovani più inseriti nella scuola superiore.
(ultimo aggiornamento: 07/09/2009)