"Se gli immigrati conoscono la lingua vanno avanti e vanno bene, se non conoscono la lingua corrono problemi, rischi di cattiva integrazione, di fallimento del loro progetto, di depressione e così via…quindi credo che l’elemento della lingua debba diventare un elemento strategico d’impatto d’integrazione tra le società locali e gli immigrati". Lo sostiene il professor Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi migratori presso l’Università di Milano.
Professor Ambrosini, in Provincia di Trento sono state avviate delle iniziative incentrate sui corsi d’italiano, quale importanza possono avere i corsi di italiano in un percorso di cittadinanza?
Anche in Paesi con una grande esperienza di immigrazione e di una immigrazione qualificata come il Canada, il primo fattore che predice la buona integrazione degli immigrati è la conoscenza di una delle due lingue del Paese. Quindi anche nel caso di esperienze più avanzate, parlo di Paesi che importano medici, ingegneri ed informatici, se gli immigrati conoscono la lingua vanno avanti e vanno bene, se non conoscono la lingua corrono problemi, rischi di cattiva integrazione, di fallimento del loro progetto, di depressione e così via…quindi credo che l’elemento della lingua debba diventare un elemento strategico d’impatto d’integrazione tra le società locali e gli immigrati; la frequenza dei corsi di lingua dovrebbe diventare a mio avviso persino obbligatoria – come in Olanda e in altri Paesi – per diventare il più presto possibile capaci di interloquire e di comprendere come funziona la società italiana. Quindi questa iniziativa è di grande valore, va incoraggiata e sostenuta.
(ultimo aggiornamento: 07/09/2009)