INTERVISTE E COMMENTI
Attraverso le interviste e i commenti vengono approfonditi vari aspetti del fenomeno immigrazione a livello locale, nazionale e internazionale.
Da sempre l’Italia si è percepita come paese a sola vocazione emigratoria; questo atteggiamento ha influenzato profondamente non soltanto le politiche migratorie che via via nel corso degli anni sono state approntate per governare questo fenomeno ma anche e soprattutto la percezione ed il comportamento dei cittadini autoctoni nei confronti degli stranieri.
"È più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo" - Albert Einstein.
Il pregiudizio è un processo per il quale si attribuiscono ad una persona sconosciuta i tratti e le caratteristiche tipiche del suo gruppo di appartenenza. Non si tengono in considerazione le caratteristiche di quella determinata persona, ma ci si basa su un preconcetto legato alla categoria alla quale appartiene.
Sia che si parli di migrazioni femminili per motivi familiari o matrimoniali, sia che ci si riferisca a migrazioni femminili autonome, si è ormai consapevoli del fatto che le donne non possono essere considerate semplicemente persone al seguito “passive”, con scarsa autonomia e modesta influenza sui processi in cui sono coinvolte.
"Oggi possiamo leggere le trasformazioni legate all’immigrazione entro territori e contesti più ampi, definire geografie, destini, nuovi quartieri urbani, ma anche capire che alcuni pezzi di territorio italiano stanno cambiando molto più velocemente di quello che potevamo immaginarci pochi anni fa". E' quanto afferma il professor Christian Novak del Politecnico di Milano nell’intervista concessa al Cinformi.
"Nel modello interculturale le società sono chiamate a condividere e a far proprio un nucleo di valori irrinunciabili che valgono per tutti gli esseri umani, come la libertà, la dignità umana e il rispetto della vita. Indubbiamente una delle grandi scommesse di questo nostro secolo è quella di conciliare delle regole del gioco comune e le specificità culturali."
"La scuola rappresenta tipicamente un luogo centrale di socializzazione, quindi a tutti gli effetti è nella fucina della scuola che si esprimono e per molti aspetti si costruiscono anche modelli di convivenza e di riconoscimento reciproco, che poi sono destinati in qualche modo ad avere effetti per tutto il resto della vita di questi ragazzi". Lo afferma il professor Enzo Colombo, dell’Università degli Studi di Milano.
Io credo che ci siano due grandi alternative tra cui bisogna scegliere: o strutturare dei servizi ad hoc per gli immigrati, quindi avere un settore nel comune che si occupa di immigrati per il sociale, la casa e il lavoro, oppure l’altra alternativa è che tutti i servizi attualmente esistenti debbano occuparsi anche di immigrati e non soltanto. Lo ha detto il professor Francesco Longo dell’Università Bocconi di Milano, in un’intervista rilasciata al Cinformi.
"Se gli immigrati conoscono la lingua vanno avanti e vanno bene, se non conoscono la lingua corrono problemi, rischi di cattiva integrazione, di fallimento del loro progetto, di depressione e così via…quindi credo che l’elemento della lingua debba diventare un elemento strategico d’impatto d’integrazione tra le società locali e gli immigrati". Lo sostiene il professor Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi migratori presso l’Università di Milano.
"Parliamo soprattutto delle esperienze delle donne immigrate che hanno lasciato a casa i figli quindi un legame affettivo molto stretto cercando per quanto possibile di tenerlo caldo e significativo anche a distanza. Il grosso della comunicazione passa ancora via telefono, via il contatto con la voce che dà la possibilità di sentirsi almeno per qualche istante". L’intervista al sociologo Paolo Boccagni dell’Università di Trento.
"Il tema della discriminazione è stato riscoperto in tutta Europa ed è un tema che emerge soprattutto con la seconda generazione, perchè la prima generazione che è quella che oggi abbiamo in Italia inserita nel mondo del lavoro essendo così adattabile tende a non denunciare nemmeno episodi di discriminazione di cui è spesso vittima". Lo afferma la professoressa Laura Zanfrini dell’Università Cattolica di Milano.
"Le donne straniere hanno un titolo di studio generalmente più elevato ma riescono a spenderlo sempre meno sul mercato del lavoro, e quindi lo scostamento tra i bad jobs - come si chiamano i cattivi lavori. Uno svantaggio esiste anche rispetto alla provenienza, quindi, le pari opportunità sono del tutto da conquistare per le donne straniere presenti". L'intervista alla professoressa Patrizia Farina dell’Università degli Studi Milano Bicocca.
“Non c’è un modo per rispondere alle domande dei migranti, perché queste sono per loro natura altamente differenziate. Per alcuni aspetti sono assolutamente interessati a partecipare ai modelli di decisione, alla vita sociale; per altri, però, se questo richiede una perdita completa del riconoscimento o della cittadinanza del Paese di partenza, molto spesso ci sono forti resistenze”. Lo ha detto al microfono del Cinformi il professor Enzo Colombo dell’Università degli Studi di Milano.
Ogni persona estranea al nostro mondo personale da un lato rappresenta una minaccia e l’incarnazione stessa dell’incertezza, dall’altro è un punto concreto su cui focalizzare le nostre paure, altrimenti indefinite. La percezione condivisa rispetto alla comunità urbana è quella di un mondo pericoloso in cui la misura più urgente da prendere è quella di eliminare estranei invadenti e forieri di potenziali pericoli.