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Assistenza vittime di tratta

La Provincia autonoma di Trento ha attivato nel 2006 un “tavolo tecnico di coordinamento provinciale per l’accoglienza delle vittime di tratta”, composto per la Provincia autonoma di Trento dal Cinformi (Centro informativo per l’immigrazione, unità operativa del Servizio); per i servizi sociali particolarmente interessati al tema, dai Comuni di Trento e Rovereto; per le unità di strada, dall’Associazione Lila Trentino e dall’Associazione Cif (Centro italiano femminile) di Trento; per i volontari di strada, dall’Associazione l’Altrastrada di Trento e dal Gruppo Raab di Rovereto; per le strutture di accoglienza, dalla Cooperativa Punto d’Approdo di Rovereto, dall'Associazione Acisjf (Casa della giovane) di Trento, dalla Cooperativa Villa S. Ignazio di Trento e dall’Associazione Atas-onlus di Trento. Il citato “tavolo tecnico” è stato attivato con lo scopo di definire in Trentino un modello comune di intervento.

Il modello è stato elaborato sulla base di linee di indirizzo contro la tratta di esseri umani che hanno lo scopo, in primo luogo, di individuare e di creare i presupposti necessari per sviluppare la consapevolezza della condizione di persone vittime di tratta, con particolare attenzione alle persone sfruttate a fini sessuali.
Nel contempo, le linee guida si propongono di reperire o di creare gli strumenti indispensabili affinché venga garantita a tali vittime l’effettiva fruibilità dei diritti umani fondamentali e, secondariamente, di inserire socialmente e lavorativamente i destinatari attraverso la predisposizione di programmi personalizzati di protezione, assistenza e integrazione sociale. La realizzazione di tali percorsi si basa sulla costruzione di un rapporto di fiducia, sulla trasparenza e sulla condivisione di obiettivi e modalità. Le linee di indirizzo, come prevede la normativa vigente già citata in materia di tratta, di schiavitù e di protezione sociale per stranieri, indicano obiettivi, azioni e risultati attesi per quanto concerne i programmi di assistenza e integrazione per le vittime. Esse promuovono, inoltre, la costruzione di una rete tra tutti i soggetti coinvolti sul territorio provinciale.

Le linee di indirizzo pongono al centro, quali soggetti attivi la persona (con le sue caratteristiche, la sua evoluzione ed il suo percorso di inserimento sociale) e la comunità (con i suoi servizi, i suoi enti, i suoi cittadini e la loro capacità e disponibilità a rendersi inclusivi. Le fasi che caratterizzano le linee di indirizzo, non necessariamente tutte presenti e consequenziali, all’interno delle quali si distinguono obiettivi, azioni e risultati attesi, sono le seguenti:

1) Primo contatto

a) obiettivi: la creazione tra gli operatori e la persona di una relazione di reciproca fiducia che riconosca la dignità della stessa, le permetta di esprimere i bisogni e valorizzare le risorse personali; la conoscenza da parte della persona dei diritti, doveri e criteri di accesso ai servizi del territorio;

b) azioni: offrire incontri che, valorizzando la persona, favoriscano l’emersione dei bisogni; offrire un aiuto finalizzato a promuovere la consapevolezza dei comportamenti e della condizione di vita e a portare ad un cambiamento; effettuare una comunicazione interculturale efficace, in grado anche di decifrare i codici comunicativi e i significati impliciti; fornire con chiarezza le informazioni sulle modalità per intraprendere un percorso di uscita dalla situazione di sfruttamento; informare ed orientare ai servizi sanitari, sociali, legali e facilitarne l’accesso e la fruizione anche attraverso invii ed accompagnamenti; accertare il livello di comprensione delle informazioni fornite;

c) risultati attesi: la consapevolezza da parte della persona dei propri bisogni, dei diritti e doveri e le espressione degli stessi; la conoscenza dell’esistenza di servizi atti a soddisfarli.

2) presa in carico a bassa soglia ed eventuale scelta di fuoriuscita

a) obiettivi: acquisire la capacità di individuare, a fronte di bisogni sanitari-sociali-legali, i servizi preposti al loro soddisfacimento e saper accedervi in autonomia per ottenere una risposta efficace e continuata; maturare l’eventuale consapevole scelta di fuoriuscita dalla condizione di sfruttamento;

b) azioni: approfondire l’ascolto della persona, il consolidamento della relazione, la definizione del problema, anche attraverso l’offerta di colloqui individuali in contesti diversi dal luogo di sfruttamento; avviare all’uso corretto dei servizi ed accompagnare la persona agli stessi con modalità tali da favorirne la progressiva autonomia; sollecitare un ritorno sulle esperienze di accesso ai servizi al fine di verificare il grado di soddisfacimento dei bisogni e identificare le difficoltà che vanno sostenute; offrire uno spazio-tempo adeguato, sicuro e protetto, lontano dal contesto di sfruttamento, per una presa di decisione consapevole e serena rispetto alla fuoriuscita dalla condizione di sfruttamento; offrire consulenza specialistica individualizzata capace di approfondire le informazioni necessarie per favorire una scelta di fuoriuscita consapevole e specificare in modo chiaro ed esauriente gli aspetti giuridici, economici, logistici, temporali e sociali connessi; garantire, se necessario, un supporto psicologico adeguato; offrire la possibilità del rientro onorevole ed assistito in patria;

c) risultati attesi: consolidamento della fiducia, esercizio dei diritti e soddisfacimento dei bisogni reali; contatto ed eventuale presa in carico della persona da parte dei servizi preposti all’avvio del programma di assistenza e integrazione sociale; eventuale rimpatrio concordato.

3) realizzazione del programma di assistenza e integrazione sociale

a) obiettivi: la stesura e la realizzazione del programma di assistenza e integrazione sociale finalizzato al raggiungimento dell’autonomia, elaborato tramite concertazione dai servizi sociali, dalle struttura di accoglienza e da eventuali altri enti di rete, in accordo con la persona;

b) azioni: offrire spazi alloggiativi diversificati in relazione alle caratteristiche della vittima: appartamenti, strutture residenziali, ospitalità in famiglia; strutturare le fasi del progetto individuale in base alle caratteristiche della persona e sottoscriverlo; far conoscere l’ubicazione e le modalità di accesso ai servizi presenti sul territorio rendendolo progressivamente autonomo; accompagnare e sostenere la persona nelle pratiche legali e amministrative; indirizzare ai servizi sanitari e facilitarne l’accesso anche attraverso invii e accompagnamenti; affiancare e sostenere la persona nella gestione della quotidianità, della cura di sé, dell’alimentazione e della salute; proporre percorsi volti a esplorare i sentimenti, bisogni, vissuti e a risolvere eventuali conflitti psicologici e traumi; garantire, al bisogno, il supporto di figure professionali specifiche per aiutare a rielaborare eventuali vissuti di violenza e sfruttamento; accogliere la persona nel rispetto delle sue diversità culturali e accompagnarla nella creazione di un clima di reciproco rispetto delle varie diversità dell’ambiente in cui vive; offrire percorsi di alfabetizzazione, di lingua italiana e di potenziamento delle competenze personali e sociali; offrire corsi finalizzati all’orientamento e all’inserimento lavorativo; offrire opportunità di accesso alle risorse culturali, ricreative e associative presenti sul territorio, favorendo la socializzazione e la creazione di una rete di conoscenze significative esterne alla struttura di accoglienza; favorire l’accesso a soluzioni abitative semiautonome, autonome o in condivisione, informando sul funzionamento del mercato immobiliare e sulle modalità contrattuali per la locazione di un alloggio;

c) risultati attesi: rispetto e positiva realizzazione dei tempi-modalità del programma di assistenza e integrazione sociale; rielaborazione positiva delle fasi di vita precedenti.

4) riformulazione del progetto migratorio

a) obiettivi: conclusione del programma di assistenza e integrazione sociale; raggiungimento dell’autonomia;

b) azioni: supportare nella stipula di un contratto d’affitto individuale o in condivisione; sostenere la persona nella ricerca di un lavoro stabile che permetta il passaggio alla completa autonomia; sostenere la persona nel passaggio da un permesso di soggiorno per motivi umanitari all’acquisizione di un permesso di soggiorno stabile di altro tipo; informare sulla possibilità di riattivare in ogni momento il contatto con i servizi; informare su iniziative ed eventi che permettano l’integrazione e la cittadinanza attiva;

c) risultati attesi: raggiungimento di un’autonomia sociale, economica e abitativa.

5) comunità

a) obiettivi: mappare e monitorare a livello provinciale le realtà della tratta, della schiavitù, della prostituzione di strada e del fenomeno sommerso; interagire e collaborare in maniera coordinata e continuativa tra unità di contatto, servizi sociali, strutture preposte all’accoglienza e agli inserimenti lavorativi, sportelli informativi e forze dell’ordine; sensibilizzare e responsabilizzare la società civile ai temi oggetto di queste linee di indirizzo;

b) azioni: costituire un osservatorio permanente al fine di poter analizzare quantitativamente e qualitativamente i dati raccolti, confrontarli con quelli extraprovinciali e adeguare gli interventi ai reali bisogni; informare la comunità sulle malattie sessualmente trasmissibili e sulle modalità di prevenzione favorendo il mantenimento della buona salute; creare luoghi e momenti di confronto fra i vari servizi coinvolti deputati allo scambio di informazioni, alla verifica delle prassi attuate e alla valutazione degli interventi al fine di garantire il coordinamento, l’ottimizzazione delle risorse e una risposta adeguata al target; informare e formare gli operatori dei servizi socio-sanitari, preparandoli ad un’accoglienza adeguata del target destinatario, valutando la capacità di risposta ai bisogni al fine di migliorare il livello di accessibilità dei servizi; approfondire il contatto, l’interazione, la collaborazione e la verifica con le forze dell’ordine anche tramite l’offerta di momenti info-formativi; diffondere la trattazione di tematiche relative al fenomeno tramite spazi sui mass media e pubblicazioni; favorire incontri pubblici finalizzati all’informazione, sensibilizzazione e scambio reciproco;

c) risultati attesi: creazione di banche dati; offerta di una rete di servizi coordinata e adeguata ai tempi, facilitazione dell’accesso agli stessi e miglioramento del rapporto di fiducia tra servizi e utente; consolidamento degli accordi con le forze dell’ordine; responsabilizzazione della cittadinanza attiva.

Pagina pubblicata Giovedì, 29 Novembre 2018 - Ultima modifica: Sabato, 12 Gennaio 2019

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